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Napoli, ragazzo in bermuda cacciato dall’aula dell’università

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I giorni scorsi una delle aule del dipartimento di Scienze Politiche della Federico II di Napoli ha fatto da sfondo a un episodio davvero particolare. Un ragazzo è stato allontanato dall’aula del reprobo e la seduta di laurea è stata sospesa per dieci minuti a causa del suo abbigliamento poco consono all’ambiente universitario. Il paio di bermuda indossati dal giovane sembrava andare contro la circolare del decoro diffusa dal direttore del dipartimento Marco Musella. Nei giorni precedenti infatti il professore, docente di Economia Politica e vicepresidente da alcuni mesi della Fondazione Banco di Napoli aveva affisso una circolare in bacheca per invitare studenti e ospiti a non presentarsi all’università con abiti molto corti, pantaloncini, bermuda o ciabatte.

Napoli, ragazzo in bermuda cacciato dall'aula dell'università

Il ragazzo, forse ignaro della nuova regola, si era seduto in mattinata in aula Vanvitelli, nella sede di via Rodinò, per ascoltare la laurea di un parente o di un amico. Secondo alcune testimonianze il professore Musella ha prima invitato ripetutamente il ragazzo ad allontanarsi per poi dichiarare sospesa la seduta di laurea di fronte al rifiuto del giovane. Il malcapitato non è però l’unico a trasgredire alle nuove regole imposte dalla facoltà, in quanto una volta fuori dalle aule, i bermuda sono l’ultimo problema in fatto di abbigliamento. Spacchi vertiginosi, jeans stracciati e scollature abbondanti compongono gli outfit preferiti dagli studenti.

“Una questione di dignità e rispetto” secondo il professore, che ha scatenato però non poche polemiche sui social network. Molti studenti si sono schierati infatti a favore del docente, mentre altri ritengono che i problemi dell’università partenopea siano ben altri e molto più gravi e che preoccuparsi dell’abbigliamento degli studenti, emanando persino una circolare, sia eccessivo.

Non voglio passare per bacchettone – sottolinea il professore Musella – ma certi comportamenti li trovo intollerabili: non ci si può recare agli esami in costume da bagno e zoccoletti. Io sono il primo a non indossare, sempre, giacca e cravatta. Ma da qui a venire svestiti ce ne passa. Per non dire dei ragazzi che si abbandonano ad effusioni sulle scale. Una minoranza, certo. Tuttavia occorre darsi una disciplina. La circolare non ha alcun carattere repressivo o sanzionatorio: lo spirito con cui è stata scritta è quello della moral suasion. Ne possiamo discutere, sicuramente, come ne abbiamo discusso con le associazioni studentesche, ma poi occorre darsi una linea di condotta per tutelare un minimo di decenza”.