Jane Birkin, dall’amore burrascoso al mito (GLAMOURZONE)

«Je t’aime…moi non plus», quattro minuti di puro erotismo, la canzone scandalo degli anni ’60 censurata in molti paesi -tra cui l’Italia-, ma che ha comunque scalato le classifiche di tutto il mondo e che ancora oggi, a distanza di quarantasei anni, non smette di far innamorare. Una canzone nata dal genio di Serge Gainsbourg, scritta per la bellissima Brigitte Bardot con cui aveva avuto una liaison. Ma la Bardot era sposata con Gunter Sachs, un uomo d’affari tedesco, e temeva lo scandalo. Dunque non accettò di cantarla in quanto troppo pericolosa per il suo matrimonio.

Nel novembre del 1968 Serge incontrò sul set di Slogan la ventenne Jane Birkin, un’attrice inglese dalle lunghe gambe, la vita sottile e priva di curve, al contrario dell’amata Brigitte. Sul set, Birkin e Gainsbourg non andavano affatto d’accordo.

«All’inizio i rapporti furono pessimi. Io lo trovavo orribile, lui in un’intervista mi definì un boudin, praticamente “una salsiccia”. Al mio posto doveva esserci un’altra attrice e Serge non mi sopportava, mi considerava una stupida ragazza, une poupée , una che oltretutto conosceva a malapena il francese. Io avevo poco più di vent’anni, lui era un uomo maturo, un artista dotato».

Il rapporto tra i due però iniziò a migliorare e Serge propose a Jane si cantare insieme a lui l’erotica e trasgressiva «Je t’aime…moi non plus». Jane sapeva bene che quella canzone era destinata ad un’altra donna, ma accettò la sfida. Interpretare un ruolo che era stato precedentemente destinato alla Bardot la fece sentire onorata e orgogliosa di se stessa, e a poco a poco lo sprezzante Serge iniziò a rivalutarla sia come attrice che come donna.
Da quel duetto intenso, fatto di voci basse e toni caldi, gemiti e parole romantiche e malinconiche, nacque una delle storie d’amore più belle e trasgressive del XX secolo.

Jane Birkin nacque a Londra nel 1945. Nella swinning London degli anni 60 si dedicò alla carriera teatrale esordendo come cantante in un musical. In quell’ambito conobbe il compositore John Barry, i due si sposarono quando Jane aveva solo 19 anni e dalla loro unione nacque Kate (morta suicida nel settembre del 2013). Dopo la nascita della loro prima figlia, i due si separano e Jane continuò la sua carriera come attrice. A darle notorietà fu il film Blow-up di Michelangelo Antonioni, dove la Birkin girò una scena in topless. Successivamente si trasferì in Francia per girare il film Slogan, e su quel set conobbe l’attore e cantautore francese Serge Gainsbourg di 17 anni più grande di lei.

I due si amarono intensamente per ben dodici anni e dalla loro unione nacque Charlotte, oggi attrice di successo. La loro relazione non fu priva di scandali. Serge amava far vestire Jane nel modo più provocante possibile: abiti in pizzo effetto vedo-non-vedo o addirittura trasparenti, gonne molto corte e magliette molto scollate. Amava sentirla sua soltanto ma desiderava che gli altri la guardassero e la desiderassero. Anche nella raffinata Parigi, lo stile di Jane rimase molto british- ispirando stilisti e fotografi-, ma non rinunciava mai al suo cestino di vimini che fungeva da borsa.

Ma tra vizi, sregolatezze, notti brave a bere Champagne e servizi fotografici in cui la coppia si è mostrata in tutta la sua intimità, in famiglia regnava comunque serenità e armonia. Di Serge Jane dirà in un’intervista che «era molto sarcastico, ma nascondeva una profonda timidezza. E fu questa contraddizione a farmi innamorare di lui. In pubblico era insopportabile, un provocatore. In privato dolce e pudico. Con i figli un clown».
Jane era la sua musa, per lei scrisse le sue canzoni più belle e, come in un diario, da quelle note trasmise tutto l’amore che provava per quella donna che l’aveva fatto rinascere.

Poi però arrivarono i problemi con l’alcol, Serge diventò sempre più intrattabile e si costruì anche un alter ego rude, Gainsbarre. Jane, dopo aver cercato di aiutarlo in tutti i modi e dopo aver tentato il suicido per la disperazione, decise di dire basta e lasciò con le figlie la loro casa di Rue de Verneuil, che era stato il loro nido d’amore per dodici anni.
Nel 1982 intraprese una relazione con il regista Jacques Dillon da cui nacque la sua terza figlia Lou, oggi attrice e modella. Nonostante il nuovo matrimonio, Jane non interruppe mai i rapporti con Serge.

«Dopo essermene andata di casa io e Serge abbiamo mantenuto una forte amicizia e complicità. Lui ha scritto canzoni per me fino alla fine. Un legame che non ho mai avuto con gli altri uomini». Anche dopo la loro separazione Jane gli rimase accanto e tentò in tutti i modi di salvarlo dall’alcol. Gainsbourg morì nel 1991 per un arresto cardiaco nella sua casa di Rue de Verneuil, luogo in cui aveva vissuto gli anni più belli e spensierati della sua vita.
La storia d’amore tra Jane Birkin e Serge Gainsbourg è entrata nella cultura pop e la coppia è stata consacrata come immortale. A loro sono state dedicata mostre e docu-film e nel 2014 la Birkin è stata in tournée con uno spettacolo dedicato al suo grande amore.

Jane Birkin è diventata un mito anche nella moda e il suo nome fu dato ad una celebre it bag, la Birkin di Hermès. Tutto accadde nel 1984 durante un volo Parigi-Londra dove viaggiava anche Jean-Louis Dumas, stilista della maison francese. Quando la Birkin aprì la sua borsa di Hermès, Dumas rimase colpito dalla vasta quantità di roba che conteneva quella borsa, così lo stilista la prese e disse all’attrice che gliele avrebbe restituita qualche settimana dopo in una versione nuova. Alla borsa inserì una tasca- divenuta poi standard per tutti i modelli della maison- e poi, ascoltando le richieste della Birkin che gli raccontò quanto fosse difficile per lei trovare una borsa comoda e femminile ma che riuscisse a contenere tutte le sue cose (motivo per cui ella preferiva indossare un cesto di vimini), Dumas ne realizzò una più grande e spaziosa a cui venne dato il nome di Birkin.

Viviana Guglielmino