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Turchia, brand di moda sfruttano i bambini siriani rifugiati

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H&M e Next, due dei più importanti brand a basso costo della moda internazionale sono finiti nell’occhio del ciclone in questi giorni, accusati di sfruttare i minori siriani rifugiati in Turchia. Dalla guerra direttamente in fabbrica, a lavorare duramente per pochi soldi. La scoperta sarebbe stata fatta da Business and Human Rights Resource Centre (Bhrrc), un’organizzazione no-profit inglese, che ha denunciato lo sfruttamento attraverso un report, chiedendo a 28 grandi aziende di svolgere dei controlli approfonditi sul personale impiegato nei propri stabilimenti turchi e dei propri fornitori. Tra queste sono state proprio H&M e Next a rivelare la presenza di minori all’interno delle proprie fabbriche, mentre Primark e C&A hanno dichiarato di avere identificato rifugiati siriani adulti tra i lavoratori dei loro fornitori.

“Dossier preoccupanti sottolineano paghe da fame, lavoro minorile e abusi sessuali per i rifugiati siriani che lavorano senza permesso. Esiste un rischio reale che questi abusi accadano negli stabilimenti che lavorano per le catene di abbigliamento in Europa. Circa 250-400mila profughi siriani lavorano illegalmente in Turchia, rendendoli vulnerabili allo sfruttamento”, hanno detto i curatori del rapporto di Bhrrc.

L’indagine è stata ripresa e raccontata dal quotidiano inglese The Independent, che ha sottolineato quanto la Turchia sia uno dei principali poli di produzione di articoli di abbigliamento per le grandi catene internazionali, insieme a quelli di Cina, Cambogia e Bangladesh. È qui che i più importanti brand della moda internazionale producono la propria merce, in fabbriche che mettono i lavoratori in condizioni non sempre idonee alla propria salvaguardia. Non è infatti la prima volta che lo sfruttamento minorile viene identificato e denunciato.