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Dolce&Gabbana, una doppia visione tra identità e radici (FOTO)

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Dolce&Gabbana hanno parlato apertamente agli studenti della Central Saint Martins di Londra durante un recente intervento che li ha visti protagonisti nella scuola dove hanno intrapreso il loro percorso professionale e creativo.
Una storia di vita, di passione amorosa e lavorativa, di sacrifici e duro lavoro che ha unito i due stilisti anche dopo la rottura sentimentale.
Vicende e aneddoti appassionano gli studenti che restano incantati dalle parole dei due stilisti, intervistati da Sarah Mower, che con professionalità ha toccato svariati argomenti, dal talento innato di Domenico Dolce che alla tenera età di sei anni ha realizzato in suo primo abito prendendo esempio dal padre (sarto in una piccola cittadina fuori Palermo) alla ricerca della loro identità e al significato profondo di essa.

Ed è proprio su questo argomento che i due stilisti incentrano la loro doppia visone di radici ed identità, spiegando a lungo i problemi legati a questa, fortemente radicata nella loro terra d’origine, la Sicilia, da sempre associata a stereotipi non molto lusinghieri.
Infatti è proprio Stefano Gabbana, che ricordando gli esordi con gli abiti da uomo gessati – che furono associati dai critici americani all’idea dell’uomo mafioso – ribadisce i concetti a lui cari affermando che: “Le radici sono la cosa più importante nella vita umana“, e che “non bisogna allontanarsi dalla propria identità“.

La visione di Domenico Dolce delle radici si trova invece nella materia: “Penso che oggi tutti, i Cinesi, gli Europei, i Pakistani a volte vogliano annullare le loro radici sbagliando, perché queste conferiscono grande potere a ogni individuo”. E aggiunge: ” Questo è il vostro DNA, annullare le vostre radici è un grosso errore. Dieci anni fa la gente pensava che la globalizzazione fosse la cosa più importante, ma la vostra identità lo è di gran lunga di più”.

Proseguono menzionando le innumerevoli critiche che hanno subito proponendo in passerella il corsetto lingerie utilizzato come capo di abbigliamento, simbolo di una donna seducente e verace, che rispecchiava la donna siciliana. Quando i più del settore storsero il naso, affermando che quello fosse un abbigliamento adatto a una poco di buono i due stilisti riposero di tutto punto senza lasciarsi piegare dalle critiche, perché spiegano, l’identità per loro è un concetto imprescindibile dell’essere stilista.

“Se si perde la propria identità, si perde la personalità”, afferma Stefano che mostrando le sue creazioni, fortificando ancor più agli occhi degli studenti il concetto di identità che ogni stilista aspira ad avere.
E aggiunge:“Lo stile è per sempre ed è la cosa più difficile da avere nel mondo del design, perché è qualcosa che viene dall’anima.”

L’intervista prosegue con i racconti e gli aneddoti degli esordi, dalle prime campagne pubblicitarie importanti con i maestri dell’obbiettivo Richard Avedon e Helmut Newton alle prime sfilate con top model famose come Christy Turlington, Cindy Crawford e Linda Evangelista, di cui hanno un forte ricordo. I due stilisti raccontano agli studenti sbalorditi di come Linda abbia creduto in loro e gli abbia aiutati nel momento del bisogno. Quando non avevano molti soldi per pagare le top model, queste, incitate da Linda, si sono prestate a sfilare in cambio di abbigliamento Dolce & Gabbana.

Ma oltre ai momenti professionali, i due stilisti parlano di come hanno affrontato la scissione personale, senza perdere la stima e l’amore che hanno uno nei confronti dell’altro. Stefano e Domenico hanno dimostrato ai giovani del settore che il rispetto e l’amore che si prova nei confronti dell’altro possono andare oltre il piacere fisico. Forti valori dunque, sono alla base della vita dei due stilisti che affrontano nell’intervista anche le tematiche più dure come la cessazione della linea D&G, che con l’arrivo del fast fashion con i colossi Zara e H&M, viene eliminata dal repertorio.

Ma questa sconfitta, spiegano gli stilisti, è servita a dare vita ad un nuovo sogno tanto caro a Domenico: l’alta moda. Abiti unici pensati per “qualcosa di speciale e molto privato”, abiti che danno libero sfogo alla creatività di Stefano e alle radici di Domenico, che ora può ripercorrere le orme del padre, creando abiti su misura.

Concludono l’intervista con un consiglio a tutti gli studenti: “C’è un momento in cui si è giovani e bisogna scoprire la propria strada imparando da qualsiasi cosa, quando si comincia a lavorare in questo settore ci si rende conto che è necessario mescolare il vostro parere molto forte con quello che la gente vuole. Lo stile è per sempre. E la cosa più difficile nel mondo degli stilisti è quella di trovare uno stile, di sviluppare l’idea. Ma dopo 20 anni forse, le persone ci riconoscono proprio per questo”.

I due stilisti si sono rivelati professionali e di supporto ai giovani designer del domani celando i recenti avvenimenti scomodi non citati nell’intervista, come la polemica sulla collezione di moda dedicata alle mamme e il disaccordo sulla costruzione della famiglia da parte dei gay. D’altronde queste non sono propriamente tematiche inerenti al loro intervento nella prestigiosa scuola, ma più adatte ad un talk show.